21 maggio 2018
Aggiornato 16:30
L'opera restaurata è attribuita a Vitale da Bologna

Restaurata la Crocifissione del duomo di Santa Maria Maggiore

«Oggi è un giorno felice per tutta la regione, che vede tornare lucente uno dei suoi gioielli più preziosi». Lo ha detto la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani,

Il duomo di Spilimbergo (© Wikipedia)

SPILIMBERGO - «Oggi è un giorno felice per tutta la regione, che vede tornare lucente uno dei suoi gioielli più preziosi». Lo ha detto a Spilimbergo la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, che ha partecipato alla cerimonia di inaugurazione dei lavori di restauro dell'affresco raffigurante la Crocifissione, situato nella parte absidale del duomo di Santa Maria Maggiore.
Erano presenti il vescovo emerito monsignor Ovidio Poletto, il parroco della città del mosaico mons. Natale Padovese, il sindaco Renzo Francesconi, il sovrintendente alle belle arti Corrado Azzolin, i consiglieri regionali Armando Zecchinon e Vincenzo Martines.

«Il Friuli Venezia Giulia - ha aggiunto - è un territorio punteggiato di perle d'arte, e il duomo di santa Maria Maggiore è una delle più insigni. Il suo restauro assume dunque il significato di tangibile valorizzazione di un bene culturale che caratterizza il territorio ed è al tempo stesso una preziosa documentazione della nostra storia locale». «In questo momento storico è importante comprendere la necessità di una stretta e virtuosa collaborazione con il privato per la cura condivisa dei beni culturali. E' proprio la direzione in cui va il provvedimento nazionale 'Art bonus', a sostegno del mecenatismo e a favore del patrimonio culturale, che - ha concluso Serracchiani - auspico potrà essere accolto con interesse e favore nella nostra regione».

L'opera restaurata, attribuita a Vitale da Bologna e realizzata nel 1350, è stata riportata al suo originario splendore grazie ad un lavoro durato circa cinque mesi e conclusosi ad agosto del 2015. A compiere l'intervento è stato il maestro spilimberghese Stefano Tracanelli, coadiuvato dall'equipe composta dai fratelli Nicola e Michele Della Mora e da Valentina Scuccato, avvalendosi della direzione scientifica di Fabio Tonzar. Il restauro è stato reso possibile grazie ad un generoso contributo della famiglia spilimberghese Frigimelica e della Fondazione Crup.