20 agosto 2018
Aggiornato 13:00

Vajont: il ricordo del presidente Iacop

Messaggio del presidente del Consiglio regionale in occasione del 53esimo anniversario del disastro della diga della Sade. "Il ricordo di quella notte del 9 ottobre 1963 è ancora vivo in tutti noi", ha affermato
Il distrastro del Vajont
Il distrastro del Vajont (Vajont)

ERTO E CASSO - Ricorre il 53° anniversario della più grande tragedia dell'Italia del dopoguerra, il disastro del
Vajont, che fece quasi 2.000 vittime, 500 delle quali erano bambini.
"Il ricordo di quella notte del 9 ottobre 1963 è ancora vivo in tutti noi - dichiara il presidente del Consiglio regionale del
Friuli Venezia Giulia Franco Iacop - e fa ancora più male se andiamo con la memoria a quarant'anni fa, al sisma del Friuli, che spezzò con la sua forza distruttrice altre mille vite".

"Due tragedie a distanza di pochi anni che - aggiunge - hanno segnato profondamente la nostra regione, due tragedie che hanno in comune un grandissimo numero di vittime, ma così differenti tra loro: il terremoto è un'imprevedibile calamità naturale, il Vajont è stato un disastro naturale annunciato, dovuto alla superficialità umana. Perché il nome dato al monte da cui si staccò l'enorme frana è 'Toc', che in friulano è l'abbreviazione di 'patoc', che significa 'marcio', 'fradicio'. Da solo questo nome spiega perché quella diga non andava  costruita lì. Ricordiamo con grande commozione e immutato dolore le vittime del Vajont - prosegue Iacop - perché ricordarle significa non solo portare loro quel rispetto che è dovuto, significa soprattutto non consegnarle all'oblio, mantenere viva la memoria per dare forza e speranza a una comunità che è stata annientata e che ha avuto il coraggio di rimboccarsi le maniche e andare avanti".

"Quello stesso coraggio - conclude Iacop - che ha permesso tredici anni dopo di superare anche il terremoto, coraggio che è il segno distintivo della nostra gente, senza il quale due tragedie di queste dimensioni non sarebbe stato possibile affrontare e vincere".