19 agosto 2018
Aggiornato 03:30

Da Slow Food Pn ad Amatrice, la solidarietà a un piccolo allevatore

Consegnata la somma ricavata dalla serata “amatriciana” a San Vito al Tagliamento: coprirà quasi interamente la spesa per l’acquisto di una nuova cisterna di gasolio agricolo per la famiglia Guerrini e i suoi animali
La consegna della somma all'allevatore di Amatrice
La consegna della somma all'allevatore di Amatrice (Slow Food)

PORDENONE - Speranza è il nome dell’ultima vitellina nata a Faizzone, frazione di Amatrice, da una delle 19 mucche della famiglia Guerrini, famiglia di piccoli allevatori – hanno anche 40 pecore – impegnata con tutte le forze a risollevarsi dal sisma di fine agosto, che ha reso inagibile la loro casa e fatto crollare stalla e fienile. E la «speranza» è proprio il sentimento che dà coraggio alla famiglia: a Luca e ai genitori Antonio e Rita due rappresentanti della Condotta Slow Food del pordenonese hanno consegnato ieri il ricavato della serata «amatriciana», realizzata in settembre dalla condotta all’agriturismo Nonis di Andrea e Damiano, di San Vito al Tagliamento. Un piccolo contributo, spiegano gli slowfoodies, ma che hanno voluto indirizzare proprio a un produttore colpito dal terremoto, grazie al contatto con il gruppo perugino di Slow Food: la somma (poco più di mille euro) riuscirà a coprire quasi interamente la spesa per l'acquisto della nuova cisterna per il gasolio agricolo dei Guerrini.

Luca, Antonio e Rita stanno vivendo, come molti nella zona, un momento durissimo, ma non vogliono mollare. «È dura, ma non cambio vita», ha detto Luca, che tutte le mattine alle 5.30 e poi nuovamente la sera, con il padre, deve mungere le vacche. Subito dopo il sisma, Rita aveva trovato rifugio nella tendopoli di Sant’Angelo, ma Luca e Antonio la raggiungevano solo per mangiare qualcosa di caldo e per lavarsi: dormivano in tenda, accampati accanto alle mucche. «Ci hanno accolti a braccia aperte – raccontano i rappresentanti di Slow Food Pn Paolo Emilio De Simon e Roberto Peduto –: al momento vivono in un prefabbricato di circa tre metri per otto, nel cortile di casa, sempre accanto agli animali, che sono ancora all'aperto. Sperano che i rigori del freddo ritardino e che i ricoveri promessi per i loro animali arrivino prima. Stanno cercando di resistere per non dover vendere, come altri hanno già scelto, gli animali. Speriamo che anche il contatto avviato con questa nostra iniziativa possa contribuire alla loro rinascita e, grazie anche alla solidarietà, possano risollevarsi le tante attività produttive di quella splendida area d’Italia, così duramente colpita».