25 maggio 2017
Aggiornato 06:30
Shaurli, finalmente nel paniere dei prodotti tutelati

Agroalimentare: Pitina è ufficialmente una Igp

Si tratta di un prodotto a base di carni ovicaprine o di selvaggina ungulata, conservato grazie a un processo di affumicatura e a uno strato protettivo di farina di mais

La pitina diventa un prodotto tutelato (© Slow Food)

PORDENONE - E' stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di martedì 21 febbraio il decreto ministeriale di protezione nazionale transitoria per la Pitina Igp. Con questo atto viene riconosciuta - per ora a livello nazionale, in attesa del completamento dell'iter a Bruxelles, dove il fascicolo è stato inoltrato per la registrazione da parte della Commissione Europea il 23 gennaio scorso - la protezione dell'indicazione geografica 'Pitina' e la legittimità dell'uso della denominazione da parte dei produttori che rispettano il disciplinare, disponibile sul sito del ministero delle Politiche agricole alimentarie forestali e sulla Gazzetta Ufficiale del 9 dicembre scorso.

La sigla Igp (Indicazione geografica protetta) è il marchio di origine che viene attribuito dall'Unione Europea a quei prodotti agricoli alimentari per i quali la qualità, la reputazione o un'altra caratteristica dipende dall'origine geografica, e la cui produzione, trasformazione e/o elaborazione avviene in un'area geografica determinata.
«In meno di un anno - commenta l'assessore regionale alle Politiche agricole e forestali, Cristiano Shaurli - abbiamo rimesso in moto l'iter burocratico e portato a casa un risultato inseguito per parecchi anni, grazie alla sintonia che si è creata tra i nostri uffici e quelli del ministero. Ci auguriamo ora di trovare la stessa sintonia anche a Bruxelles».
La Pitina, un prodotto a base di carni ovicaprine o di selvaggina ungulata, conservata grazie a un processo di affumicatura e a uno strato protettivo di farina di mais, si può produrre esclusivamente nel territorio comunale dei Comuni di Andreis, Barcis, Cavasso Nuovo, Cimolais, Claut, Erto Casso, Frisanco, Maniago, Meduno, Montereale, Tramonti di Sopra e Tramonti di Sotto.

«La Pitina - commenta il presidente dell'Uti Valli e Dolomiti Friulane, Andrea Carli - è il primo, e per ora l'unico, prodotto a denominazione protetta del nostro territorio e di tutta la destra Tagliamento. E' già un simbolo delle nostre tradizioni enogastronomiche e siamo certi che l'ottenimento della Igp contribuirà a dare impulso alla produzione della Pitina e alla promozione anche in chiave turistica del territorio».
Soddisfazione per il risultato raggiunto viene espressa anche da Francesco Ciani, direttore dell'INEQ (Istituto Nord Est Qualità) di San Daniele, organismo preposto alla verifica del rispetto del presente disciplinare da parte dei produttori.
«La Pitina Igp - sottolinea Ciani - entra a far parte di una ristretta rosa di prodotti di eccellenza della nostra Regione che comprende le Dop (Denominazione di origine protetta) Prosciutto di San Daniele, formaggio Montasio, olio Tergeste, Brovada e la Igp Prosciutto di Sauris. Da notare come per la seconda volta, dopo la Brovada, il ministero abbia accolto una nostra peculiarità: la Brovada è Dop senza bisogno di specificare il luogo d'origine, la Pitina è Igp senza precisazioni geografiche. Una conferma che, in entrambi casi, parliamo di un prodotto unico e irripetibile».