21 agosto 2017
Aggiornato 10:00
sabato 8 aprile alle 15

Prima italiana per il docu-film "Dugma: The Button", sugli aspiranti kamikaze islamisti in Siria

Quarto e penultimo giorno a Pordenone con il Festival di Cinemazero "Le voci dell'inchiesta". Il terzo film selezionato sul tema Isis e terrorismo, in anteprima nazionale

PORDENONE - A chiusura della selezione dedicata al focus che il festival di Cinemazero in corso a Pordenone 'Le Voci dell’Inchiesta' dedica al tema dell’Isis e del terrorismo sabato 8 aprile la prima italiana per 'Dugma: the button' (miglior documentario a Amnada Award in Norvegia e al festival canadese Hot Docs, in sala a Pordenone alle 15), documentario girato in Siria, dalla parte del fronte occupato dagli aspiranti kamikaze di al Nusra: possono i kamikaze essere persone come tutte le altre? Ecco un racconto per capire chi sono e cosa pensino pochi attimi prima della loro ultima 'missione'.

Il docu-film
Entrato in contatto con una unità di al-Qaeda impegnata in Siria, il regista, reporter di guerra e fotografo norvegese Paul Salahadin Refsdal ospite a Pordenone, racconta la vita di due individui votati al martirio e pronti a imbarcarsi in una missione suicida. Con il termine 'Dugma', che in arabo significa 'pulsante', i jiahdisti indicano il terminal della loro missione. L’atto suicida/omicida è gestito in tanti modi: qui si parla di determinazione individuale fino in fondo, in altri casi c‘è chi aziona dall’esterno la carica del kamikaze. Il docufilm mentre illustra i rituali dei militanti suicidi cerca di scrutare nei loro pensieri e capire cos‘è che li muove nel profondo. Refsdal li riprende mentre mangiano, lavano i piatti, chiacchierano, «per mostrare, afferma il regista, il lato umano dei jihadisti». Paul Salahadin Refsdal ha trascorso sei settimane con i combattenti islamisti di Al-Nusra, come un giornalista embedded.

La questione israeliano-palestinese
Per approfondire un tema sempre di pressante attualità, la questione israeliano-palestinese, atteso al festival il lavoro di Marco De Stefanis, italiano che produce da tempo in Olanda, con il suo delicato 'Waiting for Giraffes', in anteprima nazionale alle 16.30. Con la scusa di narrare la toccante storia di Sami Khader, veterinario dell'unico zoo palestinese, realizza un semplice e comunicativo affresco sui rapporti tra i due Paesi. «L’amore per gli animali può essere un primo passo per superare l’odio e i conflitti tra le persone? Ho sentito il bisogno di girare questo film per cercare di aiutare lo zoo di Qalqilya e per raccontare una storia in ottica positiva riguardante la Palestina», racconta il regista. L’intenso documentario di De Stefanis rende perfettamente il clima che si respira lungo la striscia di Gaza, dove i palestinesi sono circondati ai lati dagli israeliani, chiusi in una stretta gabbia esattamente come gli animali dello zoo di Qalqilya. Assisteranno alla proiezione il regista e il protagonista del film, il direttore dello zoo Sami Khader.

L'evoluzione di una squadra di calcio
Da Israele, sempre in anteprima nazionale, arriva Forever Pure di Maya Zinsthein, alle 20.45, racconta l'incredibile evoluzione della squadra di calcio Beitar Jerusalem, roccaforte del tifo e dei manifestanti della destra sionista più accesi: un film che con la scusa – e il fascino – dello sport, parla di razzismo, integrazione religiosa e politica internazionale. Commenterà il film, insieme al pubblico, Gianni De Biasi, commissario tecnico della Nazionale albanese che è riuscito, per la prima volta nella storia di questa squadra, ad approdare alle fasi finali del campionato europeo nel 2016.

Sogni d'amore e di indipendenza
Alle 18.30, sempre in anteprima nazionale, 'The grown-ups', una produzione tra Cile, Francia e Paesi Bassi, firmata da Maite Alberdi, Premio per il Best Female-Directed Documentary all’Idfa, racconta con un tocco leggero i sogni d’amore e d’indipendenza di quattro ragazzi con la sindrome di down che anelano a una maggiore autonomia.

L'acqua in energia
Altra anteprima: premiato con 'The Golden Sun Award' al Festival Internacional de Cine del Medio Ambiente, Barcelona 2016, 'There will be water', di Per Liebeck, alle 9.30. Un’idea semplice, ma geniale: il sogno di trasformare l’acqua in energia, nel mezzo del deserto. Un’impresa realmente realizzabile. Il progetto si chiama 'The Sahara Forest Project' e viene finanziato da governo norvegese, privati e organizzazioni internazionali.

Prosegue al cinema anche la retrospettiva dedicata a Giuseppe – Joe  -Marrazzo: alle 11.30 'Non è un male oscuro' e alle 12.30 'I giorni dell’ira'.