16 agosto 2018
Aggiornato 23:00

Shaurli, la pitina Igp valorizza anche il territorio

L'assessore regionale ha evidenziato come l'Igp che questo salume sta ottenendo, diventi garanzia di qualità di un prodotto che altrimenti si sarebbe potuto replicare altrove, perdendo la sua connotazione geografica tipica frutto di una lunga storia e tradizione
Shaurli, la pitina Igp valorizza anche il territorio
Shaurli, la pitina Igp valorizza anche il territorio (Adobe Stock)

TRAMONTI DI SOPRA - «Passare dalla difesa ad un ruolo più proattivo. Questo deve essere l'atteggiamento di chi fa uso dei marchi di tutela, strumenti importanti non solo per la certificazione dei prodotti in se', ma anche per la promozione del territorio di origine». Lo ha detto l'assessore regionale alle Risorse agricole, Cristiano Shaurli, partecipando a Tramonti di Sopra al convegno 'Presidio slow food e Igp, l'importanza delle certificazioni di qualità per le piccole produzioni'. Organizzata dalla Pro loco e dal presidio Slow food del pordenonese, con il supporto di Ersa e l'azienda speciale della Camera di commercio di Pordenone Concentro, l'iniziativa ha preso spunto dall'importanza che sta assumendo la pitina a livello nazionale e internazionale, grazie anche alla prossima certificazione Igp che il prodotto sta per ottenere.

 

Per Shaurli l'attenzione che le istituzioni stanno dando al settore agroalimentare è frutto di una nuova sensibilità legata anche alle esigenze richieste dal cittadino. «Veniamo da stagioni - ha detto l'assessore regionale - in cui la produttività per ettaro era l'obiettivo principale. Ora le cose stano cambiando grazie anche alla maggiore attenzione del consumatore informato, il quale pretende qualità dei prodotti che acquista». In questo senso le certificazioni legate all'Igp, Dop e i presidi slow food diventano per Shaurli strumenti che si traducono in opportunità per tutelare e promuovere i prodotti e i loro territori di origine. Soffermandosi poi sulla pitina, l'assessore regionale ha evidenziato come l'Igp che questo salume sta ottenendo, diventi garanzia di qualità di un prodotto che altrimenti si sarebbe potuto replicare altrove, perdendo la sua connotazione geografica tipica frutto di una lunga storia e tradizione. «Attraverso la promozione - ha detto Shaurli - chi arriva in questo territorio si aspetta di trovare il prodotto legato a questa terra, connubio che diventa opportunità da cogliere e valorizzare. La certificazione è anche una garanzia per il cittadino consumatore, il quale riconosce la qualità del prodotto. Non è vero - ha aggiunto Shaurli - che piccole produzioni come quelle della pitina non possano stare su mercati internazionali, poiché ci sono nicchie che danno sempre più spazio a prodotti locali anche all'interno della grande distribuzione organizzata».

All'incontro, moderato dal giornalista Enos Costantini, era presente anche Francesca Baldereschi, responsabile nazionale dei presidi Slow food. Nel suo intervento ha ricordato come la pitina sia stata una delle prime scommesse dei presidi, poiché appartenente alle produzioni storiche e autentiche che il sodalizio ha sempre sostenuto.
Dal canto suo, Filippo Bier, della segreteria regionale di Slow food e uno dei produttori storici di questo salume, ha evidenziato il percorso di promozione compiuto dalla pitina a partire dagli anni '70 ad oggi, nonché le varie tappe che la stanno portando in dirittura d'arrivo per l'ottenimento del marchio Igp. Al dibattito hanno partecipato anche l'economista agrario Federico Nassivera e il direttore di Concentro Luca Penna.