12 dicembre 2017
Aggiornato 11:00
economia

Mela Friulana: manca poco alla raccolta 2017

La FriulFruct, più grande cooperativa di melicoltori del Friuli Venezia Giulia, si appresta all'inizio della raccolta con prospettive interessanti per il mercato

Mela Friulana: manca poco alla raccolta 2017 (© FriulFruct)

PORDENONE - Prospettive interessanti per Friulfruct, la più grande cooperativa di coltivatori di mele del Friuli Venezia Giulia che si appresta a vivere, a partire dalla metà di agosto, una nuova stagione di raccolta. L’ondata di gelo imprevista, che in primavera ha colpito gran parte delle zone frutticole d’Europa, ha risparmiato i meleti della trentina di soci della cooperativa che ha sede a Spilimbergo, i quali quindi potranno rispondere al pieno della loro capacità produttiva alle richieste del mercato, avendo anche posto particolare attenzione in questi ultimi mesi ad altre possibili fonti di danni, prevenendole, come grandine, siccità e cimice asiatica.

Estate fortunata per il Fvg
«Una sfortuna per i colleghi dell’Est e Nordeuropa - ha dichiarato il presidente Livio Salvador - che però diventa opportunità per noi qui in Friuli, dove non abbiamo avuto danni neanche per gli altri eventi atmosferici estivi e siamo stati molto attenti anche a prevenire danni dalla cimice asiatica. Il tutto senza dimenticare che stiamo attraversando una fase di crescita che ci porterà, entro il 2019, ad avere il 30% di meleti in più». Un quadro positivo che vede i mercati apprezzare sempre più le qualità della mela friulana, la quale grazie a terreni con le giuste componenti nutritive, disponibilità idrica e il perfetto sbalzo termico tra il giorno e la notte presenta dolcezza e croccantezza speciali.

Crescente interesse dei Paesi arabi
«Già adesso - ha aggiunto il direttore Armando Paoli - esportiamo il 60% della produzione, con un sempre maggiore interesse per le nostre mele da parte dei Paesi dell’area araba. Non solo: quest’anno ci apprestiamo a rispondere pure alle esigenze delle citate zone europee colpite dal gelo che non potranno contare sulla propria produzione autoctona». Il tutto per il bene del territorio, visto che le mele non solo rappresentano un’entrata economica per i soci, ma anche per le famiglie della quarantina di dipendenti, tra annuali e stagionali, che operano nello stabilimento situato nella zona industriale spilimberghese e che gestiscono 120 mila quintali di mele conferite ogni anno.