22 ottobre 2018
Aggiornato 05:30

L’annuncio della Seleco Spa, doccia fredda su Pordenone

Il duro colpo: «Riapriamo, ma a Trieste. Uffici, assemblaggio e stoccaggio da Milano al capoluogo giuliano»
L’annuncio della Seleco Spa, doccia fredda su Pordenone
L’annuncio della Seleco Spa, doccia fredda su Pordenone (Movimento Autonomistico Acuile dal Friûl)

PORDENONE - L’annuncio della Seleco Spa: «Riapriamo, ma a Trieste. Uffici, assemblaggio e stoccaggio da Milano al capoluogo giuliano». «Ma come, - sbotta con stupore e disappunto, il presidente del Movimento Autonomistico Acuile dal Friûl, Luigi Gambellini, - quando originariamente gli accordi tra le parti erano di portare la sede direzionale e operativa dell’azienda costruttrice di apparecchi televisivi nel capoluogo della Destra Tagliamento?».

Dito puntato contro la politica
E continua puntando il dito contro la politica. «I governanti regionali  devono assumersi le loro responsabilità per aver permesso di assestare un altro duro colpo alla già provata economia di questa  parte di terra friulana. Una scelta che smentisce le intenzioni annunciate - e più volte ribadite sia da loro che dal management dell’azienda - di insediare le linee di produzione negli stabilimenti di Vallenoncello, dove era previsto il riassorbimento di 50 esuberi del sito Electrolux di Porcia e l’assunzione di altri 50 addetti. Grazie a questa Giunta ciecamente filo-triestina, 100 famiglie di Pordenone rimarranno ancora senza lavoro, mentre a Trieste aumenteranno gli occupati, magari giunti dalla vicina Slovenia, così mentre Trieste cresce, il Friuli muore».
«E’ implicito nel comunicato della Società Seleco - dice ancora il presidente di Acuile dal Friûl - che parla di una pre assegnazione degli spazi avuta dall’autorità portuale di Trieste, con tanto di ringraziamenti finali per la celerità dell’iter. Una scelta legata principalmente alla volontà di cogliere i benefici del Porto Franco triestino. Una chiara dichiarazione di colpevolezza alla Giunta Pd di questa Regione nel spingere su Trieste e abbandonare l’economia del resto della Regione» chiude Gambellini.

Le intenzioni del Movimento Aquila del Friuli
Per il Movimento 'Acuile dal Friûl', invece, le azioni di sviluppo e le risorse disponibili devono essere indirizzate proprio sulle aree che più hanno sofferto per questa crisi economica, Pordenone e Montagna friulana in primis, non sprecate su un territorio 'già morto' che drenerà inutilmente risorse per poi non giungere ad alcun risultato. Aquila del Friuli si impegna, fin dalle prossime elezioni regionali, a cambiare queste prassi anti-economiche e riposizionare le risorse sulle aree friulane di Pordenone, Udine e nelle aree di montagna, salvaguardando l’occupazione giovanile e femminile, oltre che la vita dei paesi e delle Città friulane, dove si produce la maggior parte del reddito economico regionale.

Occasione per la regione
Sul 'caso' Seleco è intervenuto anche il consigliere regionale dei Cittadini, Emiliano Edera: «Trovo piuttosto sterile la polemica territoriale partita dal caso Seleco, ma che in realtà riguarda le scelte strategiche attorno allo sviluppo industriale della regione. Il porto di Trieste rappresenta, infatti, una straordinaria occasione non solo per il capoluogo di regione, Trieste, ma favorisce lo sviluppo e la crescita industriale di tutto il Friuli Venezia Giulia. Ciascun territorio ha le proprie peculiarità e vocazioni ed è compito della Regione contribuire a far emergere le specificità di ogni area: in un contesto in cui complessivamente si sta evidenziando un alto potenziale di crescita, ragionare in una visione soltanto provinciale significa, da un lato, banalizzare e non cogliere il disegno strategico generale sostenuto negli ultimi anni e, dall'altro, non fare neppure gli interessi di quel territorio che si vorrebbe difendere».