23 ottobre 2017
Aggiornato 10:00
venerdì 6 ottobre alle 20.30

Alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone la Vampira Theda Bara

La copia di 'A fool there was' proiettata al Teatro Verdi proviene dal Museo di Arte Moderna di New York e si avvale di una nuova partitura per quintetto composta e diretta da Philip Carli

Alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone la Vampira Theda Bara (© The Museum of Modern Art, New York)

PORDENONE - Tratto da un poema di Rudyard Kipling e prendendone l’incipit 'A fool there was' (C’era uno sciocco…) come titolo, nasce nel 1915 il filone della vampira. C’erano già stati prima, a dire il vero, due adattamenti cinematografici, ma è con questo film e soprattutto con la sua interprete, Theda Bara, un’attrice fino a quel momento sconosciuta, che il genere decolla. Predestinata sin dal nome d’arte (Theda Bara è l’anagramma di arab death) a interpretare donne fatali, la vampira del film più che un essere assetato di sangue è una donna 'che di nulla si cura' e che sfrutta la propria sessualità per conquistare rango sociale e ricchezza portando alla rovina la sua preda, un importante diplomatico la cui moglie aveva fatto uno sgarbo alla 'vampira'. La copia di 'A fool there was' proiettata alle Giornate di Pordenone venerdì 6 ottobre al Teatro Verdi alle 20.30, proviene dal Museo di Arte Moderna di New York e si avvale di una nuova partitura per quintetto composta e diretta da Philip Carli.

I film della serata
Il secondo film della serata, Mania, il calvario di un’anima, 1918, regia Eugen Illés, (alle 22.30, Teatro Verdi) chiude l’omaggio a Pola Negri. Nella filmografia ufficiale tracciata da lei stessa nelle sue memorie, l’attrice non fa riferimento ai film girati in Polonia, antecedenti al periodo tedesco di Reinhardt e Lubitsch. Eppure Mania è un film notevole che esalta la singolare bellezza e il magnetismo di Pola Negri e che ha tra i punti di forza la scenografia di Paul Leni, destinato a diventare una delle figure più importanti dell’espressionismo tedesco.
Per la sezione 'Il pericolo rosso', alle 16, sempre al Teatro Verdi, viene proiettato The World and its Woman, Un idillio nella tempesta, del 1919, di Frank Lloyd, interpretato dalla più famosa cantante lirica dell’epoca, Geraldine Farrar, che per questo film ricevette un compenso stratosferico. Grande artista, ma anche grande imprenditrice di sé stessa, la Farrar interpretò, tra una stagione lirica e l’altra, una quindicina di film, due con Cecil B. DeMille, e fu anche al centro delle cronache per una lunga relazione con Toscanini e una chiacchierata amicizia con Caruso. In The World and its Woman, sfarzosa produzione della Goldwyn ferocemente antibolscevica, la Farrar dà anche dimostrazione di lottatrice nella pirotecnica zuffa finale con la cattiva di turno.
Meritano una segnalazione, alle 14.30, Thora Van Deken di John W.Brunius che sa adattare cinematograficamente, grazie a tecniche di ripresa e di montaggio eccellenti, il romanzo breve Cappuccetto Rosso del Nobel danese Henrik Pontoppidan.
E, alle 10.30, Dawn, L’alba, del 1928, con la regia di Herbert Wilcox che fu opera molto controversa negli anni ’20 perché, raccontando un episodio di crudeltà bellica, la fucilazione di un’infermiera britannica da parte dei tedeschi nella prima guerra mondiale, metteva in crisi il processo di riappacificazione tra le due potenze.