23 ottobre 2017
Aggiornato 10:00
Il ricordo

9 ottobre 1963: 54 anni dopo Mauro Corona lancia #oltreladiga

Ciò che accadde alla diga del Vajont, alle 22.39, resta uno scempio dell’uomo, incapace di cogliere i segnali di una natura ‘violentata’ da una diga voluta dalla Sade

9 ottobre 1963: 54 anni dopo Mauro Corona lancia #oltreladiga (© Plozner)

FVG – Il 9 ottobre 1963 è una data impressa nella memoria dei friulani. Verrà poi ‘scalfita’, in parte, dal 6 maggio 1976, ma resterà comunque esempio di come gli interessi economici e la miopia dello Stato possano essere la causa di una tragedia annunciata, che si portò via la vita di quasi 2 mila persone (1.910) e la memoria collettiva di paesi interi. Ciò che accadde 54 anni fa alla diga del Vajont, alle 22.39, resta uno scempio dell’uomo, incapace di cogliere i segnali di una natura ‘violentata’ da una diga voluta dalla Sade, che provocò la caduta di un versante del monte Toc nel lago artificiale, con l’onda creatisi che spazzò via qualunque cosa incontrasse nell’arco di chilometri, non lasciando scampo, con una potenza due volte superiore a quella della bomba di Hiroshima.

Responsabili mai puniti 
Una delle tante vergogne italiane, visto che i responsabili di quella tragedia ‘di Stato’ non sono mai stati puniti e anche chi è finito in carcere non ha fatto più di qualche mese in cella. Oggi Erto e Casso, insieme agli altri paesi martoriati dalla tragedia, sta cercando di ripartire, ritrovando una propria memoria collettiva e una propria strada. Portavoce di questo nuovo percorso di rinascita, da qualche anno, è lo scrittore Mauro Corona, che da anni, dalla sua casa di Erto, richiama le coscienze nazionali sulla tragedia del Vajont indicando la strada da seguire. E lo ha fatto anche in questo 54esimo anniversario della tragedia.

La voglia di rialzarsi e reagire
«Il 9 ottobre 1963 duemila persone entravano nel nulla per interesse ed ambizione altrui. Il disastro del Vajont - dice Corona - ha spezzato l’anima di chi è rimasto in piedi quel giorno. Alcuni di loro sono diventati abitanti di luoghi e città lontane, altri sono rimasti a Erto e Casso, rimboccandosi le maniche e sono ripartiti ogni mattina da quello che restava. Nel tempo hanno affilato la memoria della catastrofe trasformandola in energia per andare avanti e per abbattere l’ossessione di quel mostro di ferro e di quel foglio di cemento alto 260 metri, la diga del Vajont, per lasciarsi alla spalle i mostri, al di là della paura, volando oltre la diga. Erto e Casso si sono riappropriate delle cose belle». E così in paese sono tornati locali, gli affittacamere e i turisti, anche grazie alle bellezze del parco naturale. Tutto questo è protagonista del video #oltreladiga, realizzato da Corona in questi giorni. «Facciamo come hanno fatto i nostri vecchi, rimboccandosi le maniche dopo la catastrofe, tornando alle loro case: andiamo oltre la diga, pensiamo oltre il disastro. Non fermatevi alla diga del Vajont. Lasciatevi guidare dalla curiosità. Visitate Erto, Casso e i luoghi del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane. Mangiate, dormite, vivete in essi. Abbattete anche voi il muro invisibile che separa la vacanza dall’esplorazione». Queste le parole di Mauro Corona.