23 settembre 2018
Aggiornato 20:00

Uomo si ferisce alla mano ma in ospedale i vaccini dell'antitetanica sono finiti...

A sollevare la questione è il capogruppo di Autonomia Responsabile in Consiglio regionale, Renzo Tondo. «Imponiamo i vaccini con una legge, ma poi non siamo in grado di garantire il servizio a chi lo richiede»
Uomo si ferisce alla mano ma in ospedale i vaccini dell'antitetanica sono finiti...
Uomo si ferisce alla mano ma in ospedale i vaccini dell'antitetanica sono finiti... (Adobe Stock)

FVG - «Imponiamo i vaccini con una legge, ma poi non siamo in grado di garantire il servizio a chi lo richiede. Situazione grottesca, su cui non c'è niente da ridere, e non me la sento di liquidare la vicenda con una battuta». Così Renzo Tondo, capogruppo di Autonomia Responsabile in Consiglio regionale, nell'esprimere «imbarazzo e sconcerto per quanto avvenuto a Pordenone nei giorni scorsi: un uomo si è presentato con una profonda ferita alla mano al Santa Maria degli Angeli, e dopo la medicazione ha chiesto la somministrazione dell'antitetanica. Tutto semplice? Mica tanto. I vaccini erano finiti, quindi niente profilassi. L'uomo ha chiesto spiegazioni, ma i medici hanno solo cercato di rassicurarlo, spiegandogli che il rischio di infezione era basso».

Tondo continua ricapitolando gli ultimi sviluppi: «Obblighiamo le famiglie a vaccinare i propri figli, aprendo una spiacevole caccia all'appestato nei confronti dei bambini non vaccinati. Poi, alla precisa richiesta di un servizio, non siamo in grado di garantirlo. Francamente, mi pare che la situazione sia paradossale. Per inciso, e per evitare attacchi poco lucidi, puntualizzo di essere favorevole ai vaccini, ma sempre prudente quanto si tratta di applicare misure coercitive rispetto a temi sensibili».

Tondo chiude: «Prima di fare le crociate sanitarie, cerchiamo di essere coperti sotto il profilo dei farmaci, dei medici e delle strutture. Il caso di Pordenone è allarmante. Ovviamente, non mi presto a patetiche sceneggiate da sciacallaggio politico: qui non si tratta di contestare la riforma sanitaria, il problema è molto più profondo, e riguarda la condizione generale della sanità. Faccio un appello: a prescindere dalla appartenenze, è doveroso cancellare casi come quello di Pordenone. Per il bene di tutti, senza pensare ai voti».