20 aprile 2018
Aggiornato 23:30
seconda edizione

AquaFarm a Pordenone, appuntamento per conoscere le tendenze del settore dell'Acquacoltura

Cresce ancora il consumo di pesce in Italia, ma aumenta la dipendenza dalle importazioni

AquaFarm a Pordenone, appuntamento per conoscere le tendenze del settore dell'Acquacoltura (© AquaFarm)

PORDENONE - Sfiora i 26 chilogrammi annui a persona il consumo di prodotti ittici procapite in Italia (dati Fao), che registrano una crescita del 2% tra il 2015 ed il 2016. Il nostro Paese rimane abbondantemente sopra la media mondiale (20,3 kg) e quella europea (UE28) di 22,5 kg. In parallelo, prosegue l’aumento della dipendenza dall’estero; la produzione da pesca continua a scendere nella UE, l’acquacoltura invece continua a crescere, anche se per ora non riesce a compensare. La filiera nazionale è pronta però alla sfida, e ha scelto anche quest’anno AquaFarm come suo appuntamento di riferimento. In programma presso Pordenone Fiere il 15 e 16 febbraio, la manifestazione è organizzata con le partnership, rinnovate ed estese, di Associazione Piscicoltori Italiani e Associazione Mediterranea Acquacoltori. Maggiori dettagli su AquaFarm, le possibilità di partecipazione e il programma delle conferenze sono disponibili su www.aquafarm.show.

Aumento della dipendenza dall’estero
Il Wwf calcola ogni anno il momento in cui ogni Paese europeo smette di essere autosufficiente per i propri consumi ittici. Nel 2017 il gong ha suonato il 1 aprile, nel 2016 lo aveva fatto tre giorni più tardi. È un fenomeno comune a molti Paesi europei, nel complesso la UE28 ha esaurito la produzione interna il 6 luglio (il 13 luglio un anno prima). La produzione da pesca continua a scendere nella UE nel suo complesso (le diverse specie di tonno e le sardine crollano a due cifre), l’acquacoltura invece continua a crescere, anche se per ora non riesce a compensare. In Italia (dati Confagricoltura) il settore cresce come numero di aziende, sono ormai 3007 con una crescita del 2,7% rispetto al 2016. La produzione si è stabilizzata nel corso degli ultimi due anni tra le 140 mila e le 150 mila tonnellate, all’inizio degli anni Duemila era molto più alta.  Ci sarebbe quindi spazio per diminuire la dipendenza dall’estero, almeno per le specie allevabili nelle nostre acque. La chiave per una crescita decisa sta nella domanda interna, che per i prodotti da acquacoltura nazionale ha sempre avuto un andamento erratico. Spesso a guadagnarci sono state le importazioni da Paesi dove l’allevamento di specie ittiche non è sottoposto agli stessi controlli vigenti da noi, ma che costano all’importatore decisamente meno (quanto costino al cittadino è altro discorso).