19 agosto 2018
Aggiornato 09:00

Al Verdi approda il grande Teatro Civile per raccontare l'Italia anti-mafia per la legalità

In scena un racconto corale 'Dieci storie proprio così, atto zero' nato dall'incontro con le famiglie delle vittime di mafia che apre uno squarcio sulle infiltrazioni mafiose in nord Italia. In cartellone al Teatro comunale Giuseppe Verdi giovedì 12 aprile alle 20.45. A seguire laboratori per le scuole pordenonesi
Al Verdi approda il grande Teatro Civile per raccontare l'Italia anti-mafia per la legalità
Al Verdi approda il grande Teatro Civile per raccontare l'Italia anti-mafia per la legalità (Teatro Comunale Giuseppe Verdi Pordenone)

PORDENONE –  Approda giovedì 12 aprile al Verdi di Pordenone (alle 20.45) uno dei più grandi ed efficaci esempi di Teatro Civile del nostro Paese con lo spettacolo 'Dieci storie proprio così terzo atto' da una idea di Giulia Minoli, che ne cura la drammaturgia con la regista Emanuela Giordano, con Daria D’Aloia, Vincenzo d’Amato, Tania Garribba, Valentina Minzoni, Alessio Vassallo e con Tommaso Di Giulio, alle chitarre e Paolo Volpini alla batteria. Una produzione teatrale fortemente voluta e patrocinata dai protagonisti italiani della lotta alle mafie: Don Luigi Ciotti, Nando Dalla Chiesa, Rita Borsellino, Maria Falcone, Andrea degli Innocenti, Giulia Agostini, Paolo Siani, Lorenzo Clemente, Alfredo Avella.

ATTUALITA' POLITICA E SOCIALE - Dieci Storie è una 'ragionata' provocazione contro quella rete mafiosa, trasversale e onnipresente, che vorrebbe sconfitta la coscienza collettiva, la capacità di capire e reagire. È lo svelamento dei complessi legami che si intrecciano tra economia 'legale' ed economia 'criminale', legami che uccidono il libero mercato e minacciano gravemente il nostro futuro.
Don Luigi Ciotti, presidente di Libera racconta così lo spettacolo «L’emozione che si prova davanti a 'Dieci storie proprio così' non è fine a sé stessa. È un’emozione che resta, che agisce nel tempo, che rilascia via facendo un carico di dubbi e di domande. La rappresentazione delle mafie, a maggior ragione quando viene data voce alle loro vittime, trova un senso profondo nel risveglio di quelle coscienze che proprio le mafie vorrebbero indifferenti, egoiste, corrotte. È il caso di quest’opera, mirabile fusione di etica e estetica, che ci chiede di essere non solo 'spettatori', ma persone più coraggiose, più consapevoli, più determinate a difendere e costruire la speranza che le mafie ci portano via». Fa eco a Don Luigi Ciotti, Nando dalla Chiesa (Università degli Studi di Milano - Corso di Sociologia della Criminalità Organizzata): «con questo spettacolo il teatro si fa, insieme, memoria e rivelazione, precipizio e speranza, stupore e combattimento. Si smorzano, talora spariscono, le fratture territoriali del paese e irrompono fratture più drammatiche e profonde: quelle tra la legge e l'arbitrio, tra il coraggio e la vigliaccheria. Difficilmente un pugno di storie riesce a disegnare e riunire scenari così vasti e diversi, donne e uomini -famosi o sconosciuti- così capaci di simboleggiare un'epoca dove incessantemente lottano pretese antiche e nuovissimi valori».

UN'EVOLUZIONE DAL 2012 - Lo spettacolo, nella sua prima veste drammaturgica, debutta nel 2012 al Teatro di San Carlo di Napoli, ma il percorso di ricerca e confronto è proseguito. Da allora la scrittura di scena ha seguito passo passo l’evoluzione di una ricerca che ha coinvolto tutta l’Italia. Punto di partenza è la memoria di chi ha combattuto contro la criminalità organizzata e dalle esperienze già consolidate di contrasto alle mafie al Sud. L’indagine si è poi spostata sul presente, sul radicamento delle mafie anche nel Centro Italia. Con questo terzo atto il racconto corale viene proiettato nel nostro prossimo futuro, per capire come l’infiltrazione delle mafie anche al nord stia cambiando il nostro Paese e il nostro destino. «Questo nuovo spettacolo – racconta Emanuela Giordano, regista dello spettacolo - il terzo dal nostro inizio, mantiene l'impegno di veicolare prima di tutto la forza delle storie che raccontiamo ma questa volta scrittura e messa in scena spingono l'acceleratore sull'idea della scelta, sul cosa possiamo fare noi, noi tutti. Ogni storia ci pone un dubbio, una domanda, stimola il pubblico a non essere solo spettatore ma protagonista di un cambiamento. Cinque attori e due musicisti dal vivo, ci coinvolgono occhi negli occhi, senza che una quarta parete li preservi, in una narrazione asciutta, provocatoria, spoglia di ogni artificio o inutile 'trovata' registica. Non parliamo per chi 'già sa tutto' o per chi 'tanto è inutile' a per chi ha ancora voglia di spingersi oltre l'ovvio e la rassegnazione».

IL RECUPERO DELLA MEMORIA STORICA - «Il teatro civile nasce come necessità di recupero della memoria storica di un paese - così puntualizzano Emanuela Giordano e Giulia Minoli - di una nazione, come spazio laico di condivisione umana, condivisione di riflessioni, domande, esperienze del passato che hanno determinato (nel bene e nel male) ciò che siamo oggi e ciò che potremo diventare. Segna una linea di continuità tra il prima, il presente e il nostro domani. Il teatro ha sempre raccontato i conflitti e le contraddizioni umane, attraverso metafore o racconti fantastici, il nostro teatro usa nomi, luoghi ed eventi che sono realmente accaduti, porta in scena storie vere, persone vere, orrori perpetuati e azioni coraggiose, ingiustizie e riscatto. Quello che leggiamo sui giornali si confonde con mille quotidiane sollecitazioni e spesso si dimentica, il silenzio e il buio del teatro ci inducono all’ascolto, a sentirci più comunità e meno individui soli e distratti facendo riemergere il senso del vivere civile».

LA PRODUZIONE DELLO SPETTACOLO - La produzione del percorso teatrale di 'Dieci storie' parte dall’incontro con decine di familiari di vittime innocenti di mafia, camorra, criminalità e con i responsabili di cooperative e associazioni che sulle terre confiscate alla mafia hanno costruito speranze, lavoro, accoglienza, idee. Un lungo viaggio in Italia che ha incontrato 40mila studenti con tre spettacoli teatrali e un film documentario e che ha permesso di sviluppare la promozione di collaborazione tra associazioni, teatri, istituti penitenziari, scuole e società, per apprendere insieme un nuovo alfabeto civile.
In questo momento l’attività formativa connessa alla realizzazione di questo ampio percorso è in corso nelle scuole di Pordenone, ma anche nel Lazio, Campania, Sicilia, Lombardia, Toscana e Piemonte e negli Istituti penitenziari per minori di Airola (Benevento) e Malaspina (Palermo). È andato in onda domenica 8 aprile per Speciale TG1 Raiuno il film documentario (vincitore del Nastro d’argento 2018), coprodotto da Jmovie e Rai Cinema, che percorre le tappe di questo esperimento collettivo.

Biglietti a partire da 12 euro disponibili in biglietteria dal lunedì al venerdi dalle 14.30 alle 18.30 e il sabato dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19 oppure anche on-line www.comunalegiuseppeverdi.it - tel. 0434.247624.