24 settembre 2018
Aggiornato 04:00

Roveredo in Piano: fervida attesa per la 36ma rievocazione storica medievale dell' "Antico Giuoco dei Píndoi"

Quest'anno la manifestazione avverrà in notturna con lo spettacolo di un mangiafuoco
Roveredo in Piano: fervida attesa per la 36ma rievocazione storica medievale dell' "Antico Giuoco dei Píndoi"
Roveredo in Piano: fervida attesa per la 36ma rievocazione storica medievale dell' "Antico Giuoco dei Píndoi" (Rievocazione storica Antico Giuoco dei Pindoi)

ROVEREDO IN PIANO - Fervida attesa dei roveredani per la 36ma rievocazione storica dell’antico Giuoco dei Pindoi, singolar tenzone a colpi di sasso fra i 12 borghi roveredani, la più antica della Regione. Prima novità, la 'Piazza del Campo' quest’anno è stata allestita nelle vicinanza di Piazza Roma dove è in svolgimento l’annuale Sagra di San Bartolomeo organizzata dalla Pro Roveredo. La manifestazione avrà luogo sabato 25 agosto, dalle 19.30, questa è la seconda novità, il giuoco dei Pindoi in notturna, naturalmente con lo spettacolo di un mangiafuoco: la rievocazione inizierà con il Corteo Storico in piazza Roma, proseguirà con l’11° Giuoco dei Cerchi di campagna delle Madonne dei Pindoi, lo spettacolo del Mangiafuoco messer Paulo ed alle 21 l’attesissima disfida del 36° Giuoco dei Pindoi. Messer Ivano Furlan allestirà anche un parco giochi medievali per i più piccoli. Alberto Magri presenta la sua Bottega de lo Pintore in compagnia di alcune bancarelle espositive.

I PARTECIPANTI AI GIOCHI - Il Rettore del Giuoco dei Pindoi, Palmiro Bran, ha presentato alla Congrega la lista dei lanciatori che si sfideranno: Edy Del Ben per le Tavieles borgo vincitore nell’ultima edizione, Mattia Redivo per Sant’Anna, Giuliano Re per le Vilotes, Enzo per Moro, Luca Bigaran per le Forcjates, Renè Gagno per Run Cadei, Manolo Di Noia per la Platha, Salvatore Maisto per Puart, Diego De Re per Sacon, Paolo Barel per Codes, X Bigaran per San Bastian, e Gabriele Masieri per Mamaluc, giudici in campo Renato Petrucco-Toffolo e Gabriele Del Ben, nodaro in campo messer Mario Di Noia da Rionero.
L’albo d’oro vede al primo posto Codes con 7 vittorie (vincitore anche della prima edizione con Sante De Marchi), poi Platha 6, Run Cadei 5, Vilotes 4, Tavieles, San Bastian e Mamaluc 3, Forcjates 2, Puart e Sacon 1, ancora a secco dopo 36 anni Moro e Sant’Anna.
Le Madonne che si affronteranno nell’11° Giuoco dei Cerchi di Campagna sono: Giulia Borromeo per Tavieles, Helga Bran per Sant’Anna, Mirella Sandri per le Vilotes, Aldina Vendramini per la Platha, Chiara De Venuto per Moro, Emma Zannese per Run Cadei, Mirna Mascherin per Puart, Antonietta De Santi per Codes, Loredana Querin per Sacon, Marisa Furlan per le Forcjates, Elena Dal Mas per San Bastian borgo vincitore dell’edizione 2017 ed Elisa Altamura per Mamaluc.

L’ANTICO GIUOCO DEI PINDOI - Nel 1983 la Pro Roveredo ha reintrodotto nell’ambiente roveredano un antico giuoco: i 'píndoi'. La gara godeva di pessima fama, tanto che in senso traslato 'pinco' sta per sciocco, minchione. Del resto tirare sassi ad una pietra sacrificale, immobile, non era impresa da eroi, però da gente con buona mira si. Il Píndol simboleggiava l’eterno nemico? Si, senz’altro. Rimandava agli antichi riti druidici? Non si sa! A Travesio si giocava al Pincul, proprio nelle modalità con le quali si gioca a Roveredo. Più moderno negli oggetti usati il 'Vif' e 'Muart' dove il 'Pindol' è sostituito da un mattone ed il plotone dei bambini eseguiva la sentenza di morte usando l’antica modalità della lapidazione, però senz’altro più antico nelle modalità in quanto era, ed è tuttora, uso dei bambini imitare ciò vedevano fare agli adulti.
L’uso dei sassi da parte dell’uomo è nato con la sua stessa evoluzione, servivano per abbattere piccoli animali, i nemici ed anche per giocare. Costi per procurarseli non ce n’erano, anzi li si trovava dappertutto e tutti potevano impossessarsene assolutamente a buon mercato. A livello ludico possiamo ricordare in gioventù, naturalmente quella di qualche anno fa, nel lancio più lungo e più alto, nel tirare le scaie-scaglie, sul pelo dell’acqua degli stagni, laghetti, rogge e perché no pozzanghere per vederle fare, le scaie, più salti possibili. Qualche anno fa, un film famoso 'Brave Heart' portò sugli schermi i giochi con i sassi del giovane William, in Scozia, ed una gara di lancio di macigni al matrimonio dello stesso William oramai giovanotto. Obelix, eroe dei fumetto di Asterix, maneggiava i 'menhir' come fossero palline da tennis. Le nostre case, dopo l’abbandono delle capanne, sono state costruite sempre con i sassi. Insomma è un elemento naturale che ci è sempre stato vicino.
Perché un gioco con i sassi e non con le spade? Queste ultime erano riservate, per investitura ai nobili e cavalieri, quindi vietate ai popolari, inoltre i tornei erano malvisti dalla Chiesa. I sassi erano usati anche dai primi combattenti a piedi 'la fanteria', parola anch’essa di origine longobarda, assieme a forche e falci , per scompaginare, in un primo assalto e scontro, la cavalleria avversaria. È noto che le armature erano pesanti ed ancora mancavano le staffe, introdotto più tardi, quindi una sassata ben diretta provocava la caduta del cavaliere che poi rimaneva vittima delle armi, anche improprie, dei fanti. Nel 706 il duca longobardo Ferdulfo, il suo scudiero Argai e molti cavalieri perirono lapidati in un’imboscata di pastori sloveni non lontano da Cividale.
È sempre stata usanza anche affidare ai Pindoi, in quanto bersagli del gioco, sembianze umane venivano dipinte le facce dei nobili più indisponenti o despoti o odiosi del momento, era una buona valvola di sfogo per rifarsi dei soprusi e torti subiti. Che cos’è il Pindol? È quella pietra, o meglio quella fila di pietre poste sulla sommità dei muri di cinta delle proprietà, che volutamente non fissate con la calce servivano da avvisatore acustico in caso di intrusioni di malintenzionati, in quanto cadendo sopra rami secchi appositamente lasciati alla base del muro provocavano un gran fracasso. Aveva una forma particolare: una base tozza per dargli stabilità anche senza un legante al muro (calce) ed un vertice quasi a punta.

LA CONGREGA DEI BORGHI ROVEREDANI PER LA RIEVOCAZIONE - l' Antico Giuoco dei Píndoi è, secondo i glottologi, voce di origine longobarda. Fino a poco tempo fa la parola indicava anche l’organo maschile, ora è in disuso. Il gioco è praticato dai rappresentanti dei borghi roveredana in costume tardo medievale.
Ogni borgo è titolare di un Pindol, che è il bersaglio per i borghi avversari che tentano di abbatterlo a colpi di sassi. Nella fase eliminatoria vengono formate quattro batterie da tre borghi l’una. I quattro borghi titolari dei Pindoi rimasti in piedi vengono ammessi alla finale. Sul campo il gioco è governato dal Rettore con l’ausilio di due giudici. C’è molta animosità tra i lanciatori. Le batterie sono formate con la pesca di sassetti colorati diversamente, l’ordine di lancio è stabilito con il giochino dell’acchiappadito fatto dal Rettore mentre recita la filastrocca «Ài bai, tìme stài, tìe mìe compagnìe, san miracùl tricùl tracùl, ài, bài, buff!!!» I Pindoi sono collocati a terra un passo di distanza l’un dall’altro e quindi succede di tutto: autoeliminazioni, colpi di fortuna nei quali il sasso lanciato dopo aver colpito il borgo avversario di rimbalzo colpisce un secondo borgo, quindi con un solo lancio il rappresentante del borgo va diretto in finale, o peggio di rimbalzo il sasso abbatte il proprio Pindol e quindi chi meno se l’aspetta entra in finale anche senza aver ancora fatto un tiro. I giudici qualche volta si distraggono al momento del tiro e poi si inventano le decisioni più strampalate. La distanza della linea di lancio è di quindici passi, i Pindoi sono distanti l’un l’altro di un passo. Il vincitore è proclamato Pindol dell’anno, e si porta tale titolo sulle spalle fino all’ultima domenica di agosto dell’anno dopo. La rievocazione inizia con la sfilata storica nei vestimenti medievali lungo le strade del centro fino al campo di gioco. Vi partecipano giocatori, rettore, giudici, tamburini, madonne e messeri, popolane e signorotti, artisti, musici, fanti crociati e turchi, arcieri e quant’altro si arriva a coinvolgere. Una importante cornice di pubblico segue appassionatamente le vicende della singolar tenzone.