24 settembre 2018
Aggiornato 03:00

La Casa di Cura Giovanni XXIII è stata scelta come centro di riferimento della società neroverde

Il Pordenone Calcio ha scelto la struttura polispecialistica d’avanguardia di Monastier (Treviso) per le visite di inizio attività e per tutti gli esami necessari durante l’annata
La Casa di Cura Giovanni XXIII è stata scelta come centro di riferimento della società neroverde
La Casa di Cura Giovanni XXIII è stata scelta come centro di riferimento della società neroverde (Diario di Pordenone)

PORDENONE - Il Pordenone Calcio ha scelto la Casa di Cura Giovanni XXIII di Monastier di Treviso come centro medico-sportivo di riferimento. Una partnership molto importante, con una struttura polispecialistica d’avanguardia del territorio nazionale, che metterà a disposizione della società neroverde i propri professionisti per le visite di inizio attività e per tutti gli esami necessari durante l’annata.

PARTNERSHIP IMPORTATE - «Siamo orgogliosi - dichiara Gabriele Geretto, amministratore delegato della Casa di Cura Giovanni XXIII - di poter seguire il Pordenone Calcio, che si aggiunge ad altre prestigiose realtà del territorio triveneto e alcune giocatrici della Nazionale femminile di basket. La società del presidente Lovisa ha dimostrato negli anni il suo grande valore - in campo e fuori -, sia con la prima squadra che con i suoi giovani. Da ex giocatore so bene cosa significhi correre e sudare su un campo da calcio. Ci vogliono determinazione, forza e prestanza fisica, da curare non solo per i risultati, ma soprattutto per il benessere del giocatore. Fondamentale è la prevenzione».

STRUTTURA D'AVANGUARDIA - Nella struttura di Monastier è possibile sottoporsi a visite medico-sportiva sia di primo che di secondo livello. Il centro è dotato di strumentazione di diagnosi come l’elettrocardiografia, l'ecocardiografia o ancora la TAC coronarica e la risonanza magnetica, importantissimi per rilevare la presenza di eventuali anomalie che possono precludere l'attività sportiva agonistica e non agonistica, ma soprattutto preservare la quantità e la qualità di vita dell’atleta.