24 settembre 2018
Aggiornato 03:00

Cresce l’attesa per la mostra “Mario Sironi. Dal Futurismo al Classicismo 1913-1924” in arrivo a Pordenone

La mostra intende approfondire attraverso l’esposizione di circa duecento opere una fase cruciale dell’evoluzione stilistica del grande artista, tra le figure più originali, intense e radicali del secolo scorso
Cresce l’attesa per la mostra “Mario Sironi. Dal Futurismo al Classicismo 1913-1924” in arrivo a Pordenone
Cresce l’attesa per la mostra “Mario Sironi. Dal Futurismo al Classicismo 1913-1924” in arrivo a Pordenone (Mario Sironi)

PORDENONE - Cresce l’attesa per la mostra 'Mario Sironi. Dal Futurismo al Classicismo 1913-1924' in arrivo dal 15 settembre al 9 dicembre alla Galleria Harry Bertoia di Pordenone. Curata da Fabio Benzi è realizzata dal Comune di Pordenone e dall’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia con l’attiva collaborazione dell’Associazione Mario Sironi e il patrocinio della Regione Lombardia, inserendosi nelle iniziative per l’Anno Europeo della Cultura 2018 del MIBACT. La mostra - che gode del sostegno di Fondazione Friuli e del contributo di Coop Alleanza 3.0 e Itas assicurazioni - intende approfondire attraverso l’esposizione di circa duecento opere una fase cruciale dell’evoluzione stilistica di Mario Sironi (1885-1961), pittore, illustratore, grafico, scultore, architetto, scenografo, tra le figure più originali, intense e radicali del secolo scorso

Informazioni generali sulla mostra: Galleria Harry Bertoia Corso Vittorio Emanuele II, 60. Date: dal 15 settembre al 9 dicembre 2018. Orario di apertura: da martedì a venerdì dalle 15 alle 19; sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19. Chiuso il 1° novembre.

VALORIZZAZIONE TURISTICA E CULTURALE - «La mostra di Sironi valorizza Pordenone, – sottolinea il Sindaco della città Alessandro Ciriani – irrobustisce la sua già amplissima offerta culturale, contribuisce a rafforzare la sua capacità turistica. Sironi a Pordenone è anche il segno di una città capace di proiettarsi all’esterno, a livello nazionale, affrancandosi da quella 'sindrome da Cenerentola' che talvolta colpisce i centri più piccoli. Il nostro obiettivo è proporre in città - oltre alle altre numerose proposte culturali - una grande mostra all’anno. Dopo Sironi, uno dei giganti del ’900, seguirà il prossimo anno quella su 'Il Pordenone', il grande pittore rinascimentale. In questo modo valorizziamo anche gli spazi culturali cittadini».

PROGETTO DI VALENZA ARTISTICA E SCIENTIFICA - «Da sempre gli artisti sono gli interpreti più profondi e attenti del loro tempo - afferma l’assessore alla cultura del Comune di Pordenone Pietro Tropeano - e Sironi si conferma ampiamente come rappresentante tra i più significativi di un’epoca cruciale per la nostra storia, attraversando eventi bellici e fermenti artistici che scuotevano tutta l’Europa. Le sue opere esprimono lirismo, sintesi e imponenza, ma sono anche frutto della sua fede nei valori sociali dell'arte. Dare risalto a una figura emblematica come la sua grazie a un progetto di grande valenza artistica e scientifica rientra nella volontà specifica della nostra amministrazione".

IL POLIEDRICO MARIO SIRONI - Mario Sironi nasce a Sassari il 12 maggio 1885; il padre Enrico, di origine lombarda, era ingegnere del genio Civile. Già nel 1886 la famiglia si trasferisce definitivamente a Roma, dove il giovane si forma culturalmente. Nel 1903, a diciotto anni, Mario Sironi incontra alla Scuola Libera del Nudo di via Ripetta, Boccioni, Severini e il loro più anziano amico e maestro Giacomo Balla. Questo incontro risulta determinante per il giovane artista, che aveva da poco abbandonato gli studi di ingegneria per dedicarsi interamente alla pittura, che vede la sua adesione al divisionismo.
Nel 1906 è a Parigi, dove abita insieme a Boccioni che lo definirà «il mio migliore amico e l'ultimo». Una serie di crisi depressive e nervose condizionano la sua attività di quegli anni. Uscendo da questa complicata situazione psicofisica, Sironi si avvicina con nuove energie ed entusiasmo, alla fine del 1913, al futurismo. Dal 1915, con l'inizio della guerra, il baricentro culturale di Sironi va spostandosi da Roma a Milano ed entra a far parte del gruppo dirigente futurista; in questo periodo esegue una serie di illustrazioni (pubblicate su 'Gli Avvenimenti' nel 1916 e sul 'Montello' nel 1918). Nel 1919 espone alla Grande Mostra Futurista di Palazzo Cova a Milano e tiene mostra personale alla galleria di Bragaglia a Roma. Il soggiorno romano costituisce per Sironi un motivo di meditazione sulla metafisica di de Chirico e Carrà: squadre, manichini, idoli meccanici popolano ora le sue composizioni futuriste. In Sironi la presenza schiacciante della città, l’esistenza non decontestualizzata dei personaggi, si avvicinano alla lettura inquieta e sociale che diedero della metafisica Dix, Grosz e altri pittori della Neue Sachlichkeit tedesca. Nel’aprile 1920 firma insieme a Funi, Dudreville e Russolo il manifesto futurista Contro tutti i ritorni in pittura.
Nascono tra il 1919 e il 1920 le prime periferie, spazi di inquietante modernità, impietosamente nudi e al limite della desolazione, evidenziati da un lessico geometrizzato e sintetico. Successivamente (1921-22) abbandona il futurismo ed entra in una fase di 'ritorno all’ordine', di classicismo espresso da Veneri e da architetti, da personificazioni della malinconia e da figure statuarie.
Nel 1922 Margherita Sarfatti riunisce in un gruppo, denominatosi del 'Novecento', le tendenze del ritorno all’ordine milanese: intorno a Sironi troviamo Bucci, Dudreville. Funi, Malerba, Marussig, Oppi. Da questo momento si moltiplicano per Sironi le partecipazioni alle mostre ufficiali del tempo, nazionali e internazionali (Biennali veneziane, Novecento Italiano, Quadriennali, ecc.).
L’adesione di Sironi al fascismo lasciò una traccia notevole nella sua opera; dagli anni Venti soprattutto, ma anche in seguito, eseguì per 'Il Popolo d’Italia' una quantità enorme di illustrazioni.
Nel 1933, firma, con Campigli, Carrà e Funi, il Manifesto della Pittura murale. In questa utopistica ideologia di arte totale, Sironi arriva a rinnegare il quadro da cavalletto: i suoi mosaici e affreschi, che con gli splendidi cartoni preparatori sono quanto di più straordinario abbia prodotto l’arte italiana di quel decennio. A partire dagli anni Quaranta va affermandosi nell’artista un sentimento di disillusione politica e di profondo pessimismo esistenziale. Le composizioni a scomparti vanno costituendosi in vere e proprie stratificazioni geologiche; il classicismo aulico si stempera in un franare continuo degli elementi compositivi: la matericità delle sue opere fecero includere Sironi da Michel Tapié tra i protagonisti delle nuove tendenze di pittura materica e informale nel suo libro Un art autre (1952). Gli anni cinquanta si sviluppano in un percorso di una continua interazione tra espressionismo, arcaismo, matericità gestuale e astrazione. Mario Sironi muore a Milano il 13 agosto 1961.